I Costumi

I COSTUMI DEL CORTEO STORICO

a cura di Alfonso Sampieri

Palio di Feltre - Costumi
 
Palio di Feltre - Costumi

Nella rievocazione storica del Palio, la Città rappresentata dai quattro Quartieri  si veste d’antico.
I quattro Quartieri, hanno ognuno, un gran numero di “figuranti” dai colori più diversi ma che hanno un preciso riferimento storico, collocato nel primo quattrocento.
Il corteo del Quartiere, è composto dai portinsegna e alfieri, armigeri, paggetti, popolani, cavalieri, il tutto scandito dal rullo dei tamburi che con il loro ritmo assordante danno il tempo al volteggiare colorato degli sbandieratori, contraddistinti dai colori di Quartiere.
Ma l’attenzione di quanti guardano i figuranti del corteo storico, tende ad accentrarsi sui costumi dei nobili del Maggior Consiglio della Città, che salgono con passo elegante per la via Mezzaterra, che divide a metà la cittadella del centro storico.
La nobiltà privilegiata che governava la Città di Feltre sin dall’antico, era composta di 70 rappresentanti di alto lignaggio; ogni Quartiere ne annovera quelli che storicamente hanno avuto la “residenza” nel centro cittadino del Quartiere o nei Rioni della contrada.

Questi abiti particolari, sono frutto dello studio dell’iconografia quattrocentesca che si trova negli affreschi della Città, o luoghi storici vicini come il Ciclo dei Mesi nella Torre Aquila a Trento, o nel Castel Ivano in Valsugana.
Molto più raffinati i disegni del Pisaniello, o gli affreschi delle Allegorie di palazzo Schifanoia a Ferrara, ove tra l’altro è ritratto il grande letterato feltrino Vittorino da Feltre (+ 1446) che fu maestro dei nobili rampolli alla corte estense.
Andando a ritroso nel tempo le prime bozze dei costumi impiegati furono realizzate grazie alla collaborazione della pittrice feltrina Marula Tarricone, che si ispirò alle numerose iconografie quattrocentesche del Nord Italia per i costumi feltrini, e ai dipinti lagunari per gli abiti veneziani.
Costumi, tutti “fatti in casa” da abili mani di sartorie competenti e con tanta passione, spesso con mezzi economici limitati, ma con una gran voglia di far bene; questo desiderio spesso eccede in qualche concessione fuori tema.

Palio di Feltre - Costumi
 
Palio di Feltre - Costumi
Per le armi e l’adeguata montura degli armigeri vari, ci si avvale di armerie storiche professionali, nonché riferimenti iconografici d’epoca, oppure con riferimenti museali, come ad esempio, la nota Armeria del Castello di Monselice.
Ma il ricreare o rivestire i personaggi storici con la massima coerenza e precisione, seppur con arduo impegno, non è cosa facile, anche se il risultato alla fine appaga.

Il Quattrocento è un grande secolo in continuo fermento, che prelude al Rinascimento.
Le antiche fogge si modificano e si rinnovano velocemente scalzando il vestire che per lungo tempo era rimasto quasi immutato o di lentissima trasformazione.
Il vestire Feltrino nel Quattrocento, si può pensare assai povero per i popolani ed i meno abbienti, qualcosa di più, sicuramente, era ad appannaggio della nobiltà che guardava alla “moda” veneziana.
Analizzando velocemente i tessuti che servivano il guardaroba dell’epoca, troviamo una ben delimitata categoria di stoffe: lino, lana in tutte le sue qualità e forme, velluto e quel particolare tessuto fatto per metà di lana  e per l’atra metà di canapa, chiamato “mezzalana”.
Naturalmente in questo caso analizziamo la confezione di un abito signorile, perché il povero villico continuava a vestire con poca scelta tra rozze tuniche e poveri sai, come nei secoli precedenti.

La montura di un nobile
La montura di un nobile era così composta da un farsetto con collaretto chiuso da lacci e stringhe con sopra un corto giubbetto detto “zapparello”, spesso a gale e bordato, con cintura e  maniche larghe al gomito e strette all’avambraccio.
Calzamaglie in lana a tinta unica o divisate a due colori, calzatura semplice o stivaletto di cuoio.
Le sopravesti sono molte e di diverse fogge: si va dai mantelli corti o lunghi, con attacco alle spalle, i tabarri, sino alle lunghe ed ampie vesti dottorali, o la sopraveste scavata nei fianchi per lasciar vedere la tenuta sottostante.
Il copricapo variava dal cappuccio o berretto, tra cui il più importante ed usato era il “masocchio” dall’alto bordo imbottito (o ciambella) da cui ricade sulle spalle un drappo sbuffante.
Pochi gli accessori: i guanti, la scarsella o borsello allacciato alla cintura, ed ampie collane con medaglioni in metallo prezioso.

Abito femminile di dama

Palio di Feltre - Costumi
 
Palio di Feltre - Costumi
Capo principale nel comporre l’abbigliamento di una nobildonna era la lunga veste di lana, di colore unico, arricchita da qualche ricamo o guarnizioni di velluto, con la linea della vita alta e scollo abbondante.
Le vesti più pregiate potevano contare su abbinamenti di colore come le maniche staccate dalla veste, di tessuto diverso e pregiato, unite da lacci od organze a formare spacchi generosi (spesso dalla palla al polso magari divisi in più sbuffi) da cui fuoriesce la camicia di lino.

Nei vestiti importanti, il lungo mantello talvolta a strascico, era di grande effetto, fissato alle spalle, o sorretto in parte con l’avambraccio; ma per il massimo dell’eleganza , la grande “hoppelande” di origine francese, unico pezzo di stoffa infilata dalla testa dalle ampie maniche con grandi aperture per le braccia, rivoltate ed arricchite da organze.

I copricapo più escussivi sono i “sella” in velluto, più comuni le trecce di stoffa avvolte attorno alla testa, le coroncine con o senza velo che incorniciavano il voto annodate alla nuca, o i canestri di filo o di perle detti “vespai” alla veneziana, per raccogliere i capelli sulla nuca lasciando libera la visione del collo.
Non si usava molto trucco ed i gioielli più comuni erano collane ed abbellimenti con perle.

Questo sintetizza in modo molto semplice quale era il modo di vestire, e quale dovrebbe essere nella rievocazione per attenersi al meglio del richiamo Quattrocentesco.
Ma il rigoroso spaccato della storia, viene talvolta visualizzato dall’appassionante coinvolgimento del fare popolare, che si concede e liberamente eccede in alcuni particolari nel concepire un costume nel sogno di un passato antico della vera storia di Feltre.
E concludo con la famosa frase di tutti “anche questo è il Palio di Feltre”






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