Il corteo storico

La città di Feltre si veste d'antico.

Nella rievocazione storica del Palio, la Città, rappresentata dai quattro Quartieri, si veste d’antico.

I quattro Quartieri si pongono, nella composizione del loro corteo, un preciso riferimento storico individuabile nel primo Quattrocento. Importanti fonti iconografiche per la creazione del vestiario storico usato nel Palio di Feltre sono stati, oltre ai pochi affreschi superstiti dopo il grande incendio che colpì Feltre nel 1510, il Ciclo dei Mesi presso Torre Aquila a Trento, così come la decorazione di Castel Ivano in Valsugana. Uscendo dall’ambito locale, un altro fondamentale riferimento è stato il ciclo pittorico che decora Palazzo Schifanoia a Ferrara, che restituisce anche l’aspetto di Vittorino de’ Rambaldoni, importante figlio della città feltrina che diede lustro alla patria fuori dai suoi confini.

Lo studio di questi archetipi storici viene costantemente portato avanti dalle sarte dei singoli Quartieri, così come – per conto dell’Ente Palio – da Luisa Dalle Grave, che da tempo si occupa di confezionare gli splendidi abiti che poi fanno bella mostra di sé durante i cortei. I primi studi sulla costumeria storica, ed il loro relativo confezionamento, vennero portati avanti agli albori del Palio dalla pittrice feltrina Marula Tarricone, che si ispirò alle iconografie feltrine per i vestiti dei rappresentanti della città dolomitica e ad esemplari veneziani per i delegati della Serenissima Repubblica di Venezia.

Il corteo del Quartiere è composto da portinsegna, alfieri, armigeri, paggetti, popolani e  cavalieri; il tutto scandito dal rullo dei tamburi che con il loro ritmo assordante danno il tempo al volteggiare colorato degli sbandieratori, contraddistinti dai colori di Quartiere.
L’attenzione di quanti guardano i figuranti del corteo storico, tende tuttavia ad accentrarsi sui costumi dei nobili del Maggior Consiglio della Città, che salgono con passo elegante per via Mezzaterra, che divide a metà la cittadella del centro storico.
La nobiltà privilegiata che governava la Città di Feltre era composta di 70 rappresentanti di alto lignaggio; ogni Quartiere annovera tra le proprie fila quelli che storicamente hanno avuto la “residenza” nel centro cittadino del Quartiere o nei Rioni della Contrada.
Il Quattrocento è un grande secolo in continuo fermento, che prelude al Rinascimento.

Le antiche fogge si modificano e si rinnovano velocemente scalzando il vestire che per lungo tempo era rimasto quasi immutato o di lentissima trasformazione.
Si può pensare il vestire Feltrino nel Quattrocento assai povero per i popolani ed i meno abbienti, mentre qualcosa di più, sicuramente, era ad appannaggio della nobiltà che guardava alla “moda” veneziana.
Analizzando velocemente i tessuti che servivano il guardaroba dell’epoca, troviamo una ben delimitata categoria di stoffe: lino, lana in tutte le sue qualità e forme, velluto e quel particolare tessuto fatto per metà di lana e per l’altra metà di canapa, chiamato “mezzalana”. Di particolare rilevanza fu, in Feltre, proprio la produzione tessile, favorita da una parte dall’abbondanza della materia prima (su tutte la lana) e dall’altra dalla possibilità di usare l’energia idraulica per la lavorazione.

La montura di un nobile

La montura di un nobile era generalmente composta da un farsetto con collaretto chiuso da lacci e stringhe con sopra un corto giubbetto detto “zapparello”, spesso a gale e bordato, con cintura e maniche larghe al gomito e strette all’avambraccio.
Le calzamaglie erano in lana a tinta unica o divisate a due colori, calzatura semplice o stivaletto di cuoio.
Le sopravesti erano molte e di diverse fogge: si va dai mantelli corti o lunghi, con attacco alle spalle, i tabarri, sino alle lunghe ed ampie vesti dottorali, o la sopraveste scavata nei fianchi per lasciar vedere la tenuta sottostante.
Il copricapo variava dal cappuccio fino al berretto, tra cui il più importante ed usato era il “masocchio” dall’alto bordo imbottito (o ciambella) da cui ricade sulle spalle un drappo sbuffante.
Pochi gli accessori: i guanti, la scarsella o borsello allacciato alla cintura, ed ampie collane con medaglioni in metallo prezioso.

Abito femminile di dama

Capo principale nel comporre l’abbigliamento di una nobildonna era la lunga veste di lana, di colore unico, arricchita da qualche ricamo o guarnizioni di velluto, con la linea della vita alta e scollo abbondante.
Le vesti più pregiate potevano contare su abbinamenti di colore come le maniche staccate dalla veste, di tessuto diverso e pregiato, unite da lacci od organze a formare spacchi generosi (spesso dalla spalla al polso magari divisi in più sbuffi) da cui fuoriesce la camicia di lino.

Nei vestiti importanti, il lungo mantello – talvolta a strascico – era di grande effetto, fissato alle spalle  o sorretto in parte con l’avambraccio; per giungere all’acme dell’eleganza , la grande “hoppelande” di origine francese, unico pezzo di stoffa infilata dalla testa dalle ampie maniche con grandi aperture per le braccia, rivoltate ed arricchite da organze.

I copricapo più esclusivi sono quelli conformati “a sella” in velluto, mentre più comuni erano le trecce di stoffa avvolte attorno alla testa, le coroncine con o senza velo che incorniciavano il voto annodate alla nuca, o i canestri di filo o di perle detti “vespai” alla veneziana, per raccogliere i capelli sulla nuca lasciando libera la visione del collo.

Non si usava molto trucco ed i gioielli più comuni erano collane ed abbellimenti con perle.
Da diversi anni, le acconciature e la moda dei copricapi femminili vengono seguiti con attenzione grazie alla collaborazione con l’ENAIP Veneto di Feltre.

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